giovedì 29 settembre 2011

L'Alba Del pianeta Delle Scimmie (2011)





Titolo originale: Rise of the Planet of the Apes
Lingua originale: inglese
Paese: Stati Uniti
Anno: 2011
Durata: 105 minuti
Colore: colore Audiosonoro
Rapporto: 2,35:1
Genere: fantascienza,
Regia: Rupert Wyatt
Soggetto: Pierre Boulle
Sceneggiatura: Amanda Silver, Rick Jaffa, Jamie Moss
Produttore: Amanda Silver, Rick Jaffa, Peter Chernin, Dylan Clark
Produttore esecutivo:Thomas M. Hammel
Casa di produzione: Chernin Entertainment
Distribuzione (Italia): 20th Century Fox

Fotografia: Andrew Lesnie
Montaggio: Conrad Buff IV, Mark Goldblatt
Effetti speciali: Weta Digital
Musiche: Patrick Doyle
Scenografia: Claude Paré
Costumi: Renée April
Trucco: Emanuela Daus, Naomi Hirano, Emma Julia Jacobs SfondiHelen Jarvis

Interpreti e personaggi:
James Franco: Will Rodman
Freida Pinto: Caroline Aranha
Andy Serkis: Caesare
John Lithgow: Charles Rodman
Brian Cox: John Landon
Tom Felton: Dodge Landon
David Oyelowo: Steven Jacobs
Tyler Labine: Robert Franklin
David Hewlett: Hunsiker
Jamie Harris: Rodney



L'Alba Del Pianeta Delle Scimmie, ispirato al romanzo "Il pianeta delle scimmie" di Pierre Boulle, è un film di fantascienza girato da Rupert Wyatt che segna il remake dell'omonima serie cinematografica in cinque episodi realizzata dal 1968 al 1973.

(Lo scimpanzé Cesare durante la scoperta del siero T-113)

Protagonista della storia è lo scienziato genetista Will Rodman per l'enterprise Gen-Sys, che sta sperimentando una cura per il morbo di Alzheimer. A tale scopo vengono utilizzati gli scimpanzé per i test animali del vaccino ALZ-112. Dopo alcune prove, una di queste cavie, chiamata Occhiluminosi, mostra un prodigioso miglioramento e una accelerazione della sua intelligenza. Tuttavia, il vaccino viene considerato pericoloso per un incidente occorso durante la presentazione scientifica del siero e pertanto bocciato.


Il responsabile della Gen-Sys Steven Jacobs, ordina l'abbattimento delle dodici cavie ma Occhiluminosi prima di essere soppressa aveva partorito un cucciolo che viene segretamente custodito dallo stesso Will presso la sua abitazione. Lo scienziato continuerà a sviluppare il siero sperimentandolo sul padre affetto dall'Alzheimer, ottenendo un miracoloso miglioramento.

Lo scienziato Will con la sua compagna Caroline Aranha

Il cucciolo di scimpanzé, chiamato Cesare, mostra incredibili segni di intelligenza e impara velocemente anche il linguaggio dei segni. Tuttavia nei primi anni di vita, a causa di un tentativo di difesa del padre ammalato di Will, viene segregato in un centro di custodia per scimmie. Qui in breve tempo mostrerà le sue incredibili capacità intellettive diventando il leader del branco e darà inizio alla rivolta.

Will sperimenta una nuova molecola chiamata T-113, che in seguito ad ulteriori test sulle scimmie dimostrerà di avere una efficacia anzora più forte sullo sviluppo dell'intelligenza animale degli scimpanzé. Uno dei suoi collaboratori che aveva inalato i vapori del siero durante la somministrazione alla cavia Koba, mostrerà in breve tempo lo sviluppo di una malattia mortale, ma ormai il responsabile della Gen, Jacobs, accecato dai facili guadagni avvierà la produzione commerciale, ignorando la pericolosità sugli umani.

Una scena finale in cui le scimmie si ribellano alla polizia che cerca di abbatterle

Cesare riesce a liberare i suoi simili facendo respirare il T-113 trafugato di nascosto a casa di Will. Dal centro animale dove si organizzano e fuggono, avrà inizio la rivolta delle scimmie, che si recheranno nella sede della Gen per liberare altre centinaia di cavie.
San Francisco sarà invasa dalle scimmie e a nulla servirà il tentativo di Jacobs e della Polizia per fermare la loro fuga. Dopo rocambolesche scene di azione ricche di adrenalina, gli animali si rifugeranno nel parco delle sequoie al di fuori della città, aprendo nuovi entusiasmanti scenari per un seguito cinematografico all'opera.




Intervista al regista Rupert Wyatt:
Prima di Cesare, hai già interpretato una scimmia in King Kong, ma Kong era una bestia molto diversa. Come si fa a entrare dentro la mente di uno scimpanzé?
E’ sufficiente l’approccio recitativo, si tratta semplicemente di un personaggio. Cesare e King Kong non potrebbero essere più lontani in questo senso. Kong era una specie di vecchio vagabondo psicotico che, ogni giorno, lottava per sopravvivere e non aveva mai avuto alcun tipo di rapporto con qualsiasi altro essere vivente fino all’incontro con Ann Darrow. A quel punto la sua vita si trasforma e ricomincia a percepire le cose.
Con Cesare, la sfida è interpretare non solo uno scimpanzé, ma uno scimpanzé che è stato anche sottoposto a questo farmaco che ha alterato la sua intelligenza, rendendolo iper-intelligente. Nelle prime fasi – perché io lo interpreto in ogni fase, da neonato a leader rivoluzionario – si è trattato di rendere umano questo scimpanzé. E’come un bambino dotato. Lui ha un’età mentale di 15 anni in un corpo di infante di 4 anni.

Hai basato il personaggio sulla ricerca fatta su scimmie reali?
Mi sono basato su un vero scimpanzé chiamato Oliver che, negli anni ’70, era conosciuto come un “humanzee.” Egli è stato oggetto di molti esperimenti, perché lo si credeva essere la progenie di un essere umano e uno scimpanzé. E’ una scimmia straordinaria perché bipede. Era totalmente legato agli esseri umani ai quali si unì, tanto che non è mai stato in compagnia di altre scimmie.

Così ho interpretato questo mostro di Frankenstein che pensa di vivere felicemente con il personaggio di James Franco, Will, e suo padre, interpretato da John Lithgow, in questa strano nucleo familiare fino a quando non raggiunge l’età della consapevolezza. Si verifica un evento per il quale non possono tenerlo più a casa e viene inserito in un’area protetta. E’ quasi come se fosse improvvisamente circondato da tutte queste strane creature che gli somigliano, ma si comportano in modo completamente diverso. Non c’è nessun legame culturale tra di loro perché è stato allevato come un essere umano.E’ stato un personaggio molto, molto interessante. E questo è ciò che la performance capture fa al meglio, cioè darti una pelle che pensi di conoscere, ma in realtà non stavo solo facendo i movimenti della scimmia, nei movimenti stavo anche interpretando questo confuso, conflittuale carattere all’interno di quel corpo. E’ la tensione, in realtà, tra la manifestazione sullo schermo e la tensione dentro di sé che spero lo renderà un personaggio interessante e ricco di sfumature.


La performance capture viene compresa meglio dagli attori in questi ultimi anni? Non è forse vero che nel “Signore degli anelli” alcuni attori erano piuttosto confusi da quello che succedeva sul set?
Assolutamente sì, e penso che stia diventando sempre più chiaro. C’è davvero un prima e un dopo “Avatar”, perché davvero quel film ha portato persone come James Cameron e Jon Landau a dire: “Guardate, queste sono le performance degli attori. Sono al servizio della storia narrata come farebbe un vero attore”. Non si tratta quindi di personaggi creati con l’animazione – non potresti raggiungere un tale livello di emozioni in questo campo con una sequenza chiave di animazione.


La recitazione è quello che succede tra due attori, non quello che una persona emana. Non puoi fingere questo. Credo che ci sia ancora un po’ una mancanza di comprensione da parte della comunità di attori. Ma io non vedo alcuna differenza e non l’ho mai vista. Posso interpretare Ian Dury o Cesare e non credo ci sia qualcosa di particolare o diverso su quest’ultimo – è un personaggio come un altro.James Franco, gli va dato merito, ci ha messo circa mezz’ora per entrare nel personaggio, ma una volta che guardi negli occhi un attore che è entrato nel personaggio, il resto è irrilevante. E lui ci è entrato del tutto, ha creduto all’intero scenario e ci ha semplicemente lavorato. Mi è piaciuto lavorare con lui, è stato fantastico.James Franco Sembra avere una prospettiva sul mondo davvero unica.E’ così infatti. Penso che sia un vero outsider, James. E’ molto intelligente. Ora è a Yale per un master in inglese o qualcosa del genere. Lui è un uomo davvero brillante oltre che profondo. E poi è versatile: è insieme un artista, un poeta e un attore. Penso che sia addirittura sottovalutato, considerato quanto è dotato, interessante ed eclettico.


La motion capture è avanzata molto dai tempi di Gollum?
Assolutamente sì. Ho anche stabilito un forte rapporto di lavoro con Weta Digital: lavoro con loro ormai da dieci anni. Joe Letteri, che è il supervisore degli effetti visivi della Weta, si spinge semplicemente ogni volta oltre il limite precedentemente stabilito. E così sono tutto il team guidato da Dejan Momcilovic, il migliore supervisore al mondo per questa specifica tecnica.Loro hanno sempre capito che, al centro di essa, la questione sta tutta nel personaggio e la sua storia, e la tecnologia serve a questo. Io credo che nessuno studio di effetti visivi al mondo faccia quanto la Weta. 

Anche lavorare con il regista Rupert Wyatt è stato incredibile. Un paio di cose molto importanti accadute in questo film non si erano mai verificate prima. La prima sono le riprese live action sul set, che significa che tutta la performance capture è stato fatta in un colpo solo. Non è stato cioè come con Il Signore degli Anelli e King Kong, dove vieni ripreso sul set e poi devi ricreare il tutto col motion capture. Tutto questo avviene nello stesso momento, e così tutti gli stimoli e le “comunicazioni” tra James Franco, Rupert e me stesso sul set è stato molto immediato. E dato che tutto ciò accade realmente, ha quel livello di verità che si deve cercare di realizzare con la tecnica motion capture.


Questo film si inserisce nell’incredibile storia del franchising IL PIANETA DELLE SCIMMIE, ma non credi che il fatto che sia ambientato ai nostri giorni farà percepire diversamente quello che è stato prima?
La stragrande maggioranza del pubblico più giovane non ha mai sentito parlare de “Il pianeta delle scimmie”. Ecco un pubblico totalmente nuovo. Ho mostrato il trailer ai miei figli, e ne sono rimasti affascinati. E’ una storia che serve da potente ammonimento, nello stesso modo in cui la sensibilità del film del 1968 di Charlton Heston affrontava i temi del pregiudizio, del razzismo, dell’oppressione e così via. Tratta molto dei diritti di una specie sull’altra, della supremazia e di una certa arroganza. L’arroganza dell’umanità che ritiene che il pianeta sia lì solo per essere saccheggiato. Speriamo di capire, quindi, che il nostro pianeta esisterà per sempre, al contrario di noi. Affronta questo genere di interrogativi ed è una parabola, in realtà, anche se si colloca al giorno d’oggi. Penso che sarà davvero compresa dal pubblico più giovane.

Per gli spettatori più avanti con gli anni che sono fan dei film precedenti, penso che funzioni allo stesso modo, perché mantiene la sensibilità del vecchio film di fantascienza. Una volta ho detto che non mi sentivo all’interno di un film dagli effetti speciali. Invece ne è pieno, ovviamente, ma quello che intendevo era che questo film è più affine a “Incontri ravvicinati del terzo tipo” e ai precedenti film del “Pianeta delle scimmie” dove il livello di credibilità è molto alto. Non pensi: “Accidenti, mi chiedo come hanno fatto questo?” perché sei veramente affascinato dal potere della storia. Un altro aspetto fondamentale del film è la famiglia, dato che hanno molto spazio le relazioni personali. E più di ogni altra cosa tratta dei diritti degli animali.

Rupert Wyatt ha parlato di questo film come di una sorta di preludio alla guerra – dove si arriverebbe con un prossimo film?
Non si può fare a meno di pensare a dove si potrebbe arrivare. Se ci sarà un prossimo film, ci sarà del territorio incredibilmente fertile, in realtà – l’intera formazione della società, cosa che Cesare conserverebbe dell’umanità, dalla sua esperienza di essere stato allevato da esseri umani. Che siano tutti malvagi, o che lo siano solo alcuni. In ogni specie ci saranno sempre soggetti più aggressivi e immagino che questo rifletta la società umana. Il che è interessante; qualunque specie comandi il pianeta, affronterà gli stessi problemi di ora.







giovedì 20 gennaio 2011

Skyline (2011)


Titolo originale: Skyline
Nazione: USA
Anno: 2010
Genere: fantascienza
Durata: 1h34m
Regia: Colin Strause, Greg Strause
Sceneggiatura: Joshua Cordes, Liam O’Donnell
Fotografia: Michael Watson
Musiche: Matthew Margeson
Cast: Eric Balfour, Scottie Thompson, David Zayas, Donald Faison, Brittany Daniel, Neil Hopkins, Crystal Reed, J. Paul Boehmer, Tanya Newbould, Pam Levin, Phet Mahathongdy, Tony Black.

Skyline racconta quello che accadrebbe il giorno del contatto con delle entità extraterrestri, dal punto di vista di una comitiva di ragazzi della Los Angeles benestante e viziosa. Basato sul celebre ammonimento dell'astrofisico Stephen Hawking che paragona eventuali visitatori alieni ai famelici esploratori portoghesi e spagnoli in vena di razzie al tempo della scoperta delle Americhe, il film offre un approcio molto violento al primo contatto.

In una Los Angeles che dorme avvolta nel buio, dopo una notte di bagordi, dal cielo piovono dei fari luminosi, che attirano irrimediabilmente l'attenzione di diversi malcapitati curiosi. Così come per loro, anche il gruppo di ragazzi, reduci da una festa di alto borgo nell'appartamento di Terry, vengono svegliati dalle luci sospese nel buio tra i palazzi In realtà, come scopriranno a loro spese, si tratta di esche per catturare prigionieri umani.
Uno di loro viene attratto e subito rapito, mentre Jarrod, fortunatamente viene salvato proprio mentre la misteriosa luce lo stava per catturare. Questo fenomeno di attrazione genera nelle vittime una specie di ebollizione arteriosa e come scoprirà il giovane in seguito, li fornirà una sorta di poteri sovrumani.


(Una veduta panoramica di Los Angeles devastata dalle astronavi aliene)

All'alba lo spettacolo è desolante. Immense astronavi sovrastano la città e da esse scendono esseri tentacolari biotechnologici che rapiscono chiunque si trovi nei paraggi.
Il gruppo di ragazzi cercherà di capire cosa sta accadendo e soprattutto come sfuggire ad una morte certa. Man mano che le ore passano, i vari tentativi di fuga dal palazzo vengono resi vani dagli esseri alieni che perlustrano cieli e strade limitrofe.

I registi fratelli Colin Strause e Greg Strause, già da anni noti per i loro eccellenti effetti speciali in altri film (Titanic, X-Files, L’alba del giorno dopo, Constantine, I fantastici 4, Invasion, 300, Jumper, L’incredibile Hulk, Il curioso caso di Benjamin Button, 2012, Avatar, Codice: Genesi e Iron Man 2), hanno dato il meglio di se dal punto di vista effettistico anche in questa realizzazione. Gli alieni sono rendizzati con una superfine computer grafica, tanto da risultare perfettamente integrati con le scene dal vivo e godono di una animazione strepitosa.
In particolare, il design della razza aliena sembra essere vagamente ispirata alla saga di Alien, con dei tratti rettiliano/sauropodi intrisi di biotecnologie. Le astronavi madre sospese sulla città, ricordano invece da vicino quella ormai celebre del recente District 9.





Sul filo di una crescente tensione, a metà circa delle riprese, irrompe una delle scene più belle e cariche di pathos. Quando ormai l'invasione è in atto e i protagonisti sono in preda alla disperazione, dal cielo sembra giungere qualcosa di inaspettato volto a cambiare la situazione.
A prima vista sembrano degli aerei, ma man mano che si avvicinano, mostrano la loro vera natura. Uno dei protagonisti li tiene d'occhio con un cannocchiale. Sono dei droni volanti dell'aviazione americana (Predator Drones, Janus Bombers - foto reale a lato) già utilizzati in Afghanistan e in Iraq.
Gli aerei droni accerchiano in volo e fanno da scudo ad alcuni fantastici bombardieri Stealth X-47B, realmente esistenti e prodotti per gli USA dalla Northrop Grumman. Una scena memorabile e patriottica, che fa sperare i protagonisti in una immediata vendetta contro le forze aliene.
Fuggendo e sibilando, mentre le forze aliene sembrano incapaci di colpirlo, l'X-47B (foto artistica in basso) giunge presso il punto di sgancio dell'ordigno. Come un rugbista in procinto di fare la sua meta e nonostante fosse stato colpito ad un'ala, il drone abbassa il carrello sfoderando qualcosa che potrebbe fare molto ma molto male. Qualche istante prima di essere definitivamente distrutto dalle creature volanti bio tech estraterrestri, dalla plancia del drone parte un missile dotato di testata nucleare.


L'epica scena si conclude con il centramento e la fragoprosa caduta a terra dell'astronave aliena.
Dalla suite del palazzo, i sopravvissuti osservano increduli sperando che finalmente l'incubo sia terminato. Con un telescopio osservano la nave prendere fuoco, ma da essa inziano ad uscire centinaia di esseri alieni. Dopo l'attimo di goia, sopraggiunge lo sconforto, che diventa ancora più grande quando la nave aliena inzia a ricomporsi miracolasamente in cielo.
Il film dopo aver toccato il suo acme espressivo crolla a questo punto banalmente nel ridicolo. Ma la suspence continua, grazie alla agonica lotta alla sopravvivenza da parte dei protagonisti. A giocare un ruolo chiave nella parte finale del film sono soprattutto Jarrod e la sua fidanzata Elaine, che è in attesa di un bambino.


Mentre il vascello nemico si è completamente ricostruito, iniziano a giungere i primi marines, con elicotteri e via terra. Purtroppo sembra che nulla può opporsi alla devastante potenza dei sauri alieni. I soldati muoiono uno dopo l'altro, mentre l'invasione assume proporzioni spaventose.


(Un primo piano di un'astronave aliena)

Il finale è a sorpresa. La coppia di temerari survivor viene catturata in una delle astronavi. Quello che si era già intuito nel corso del film diviene certezza. Gli umani sono utilizzati per esperimenti di trapianto del cervello su carcasse aliene. Eppure in un'alcova viscida dove sono accatastati i prigionieri, la donna viene identificata come gravida e pertanto risparmiata. Il compagno invece viene decapitato e il suo cerello trapiantato in un corpo rettiloide. Ma subito dopo, riconosce la sua ragazza e ribellandosi alle altre creature aliene sembra che voglia portare in salvo la sua amata... Qui però finisce il film e si da inizio all'attesa per l'annunciato sequel.


Critica
Il film nonostante vanti degli effetti speciali mozzafiato, non è stato girato in 3D, purtroppo. I dialoghi invece rappresentano la nota dolente di tutta la pellicola. Scarni, a volte stupidi e scontati, riescono persino ad annoiare e se non fosse per l'azione incessante, il film sarebbe su livelli pietosi. Nella prima parte soprattutto, si fa molta fatica a capire la psicologia dei personaggi e le loro azioni e reazioni appaiono quasi banali. Le potenzialiatà sembrano essere periodicamente sprecate e innervosisce non poco l'eccessiva superiorità delle creature aliene, che addirittura si ricompongono dopo essere distrutte, privando lo spettatore di un attimo di gloria, tipica di questi film, spesso un pò nazionalisti come Indipendence Day.
Alla fine, piacerà un pò a tutti per gli effetti speciali, ma non resterà per sempre nella memoria, viste altre produzioni migliori già uscite e che presto invaderanno le sale cinematografiche sullo stesso tema.

A cura di Arthur McPaul

mercoledì 19 gennaio 2011

Outlander - L'ultimo Vichingo (2009)



Titolo originale: Outlander
Paese: Stati Uniti d'America
Anno: 2009
Durata:
Colore: colore
Audio: sonoro
Rapporto: 2.35 : 1
Genere: fantascienza
Regia: Howard McCain
Soggetto: Dirk Blackman, Howard McCain
Sceneggiatura: Dirk Blackman, Howard McCain
Produttore: Chris Roberts
Produttore esecutivo: Dirk Blackman, Don Carmody, Brendan Deneen, Christopher Eberts, Philip Elway, Andreas Grosch, Kia Jam, Karen Loop, Barrie M. Osborne, John Schimmel, Marcus Schöfer
Casa di produzione: Ascendant Pictures, Film & Entertainment VIP Medienfonds 4 GmbH & Co. KG, Outlander Productions, The Weinstein Company
Interpreti e personaggi:
James Caviezel: Kainan
Sophia Myles: Freya
Jack Huston: Wulfric
Ron Perlman: Gunnar
John Hurt: Rothgar
John Beale: Edmund
Katie Bergin: Sonja
Fotografia: Pierre Gill
Montaggio: David Dodson
Effetti speciali: Aaron Dinsmore, Mark Lawton, Steven Sanger, Lawrence Willett
Musiche: Geoff Zanelli
Scenografia: David Hackl
Costumi: Debra Hanson
Trucco: Patrick Baxter, Katie Brennan, Allan Cooke, Paul Jones, Elizabeth Kuchurean, sorelle Mackintosh, Amanda O'Leary, Lorna Reid, David Scott


Appunti di produzione:
Outlander, vede la proiezione e la distribuzione nelle sale cinematografiche di tutto il mondo nel 2009 dopp una gestazione artistica da parte del regista Howard McCain durata oltre 17 anni. L'idea, nacque infatti nel 1992, quando McCain frequentava ancora l'Università, ispirato principalmente dall'epopea di Beowulf. Nel 1998, riprese a pieno regime la produzione dell'opera, dopo averla abbandonata, grazie allo sceneggiatore Dirk Blackman che inserì elementi fantascientifici nella trama, come le origini extraterrestri del protagonista e del drago Moorween.
Nel 2004, dopo un vano tentativo di autofinanziare la produzione, lo studio cinematografico Ascendant Pictures e il produttore Barrie M. Osborne si associarono come finanziatori allo stesso McCain, rilanciando definitivamente Outlander. Nel 2005 infine la The Weinstein Company, si impegnò a distribuire su scala mondiale la pellicola.
Nella fase di pre-produzione, McCain fece una rigida selezione dell'attore protagonista, richiedendo esplicitamente un europeo, che avesse una cultura nordica e trasmettesse fiducia e pathos. Alla fine fu scelto James Caviezel, che fon da subito piacque molto al regista.
Le riprese iniziarono ad ottobre del 2006 tra Canada, Nuova Scozia, Nuova Zelanda, Columbia Britannica e la Baia delle Isole (Terranova), che rendevano splendidente l'atmosfera vichinga.
A fine agosto 2008, tramite Cinematical fu annunciato a sorpresa che la pellicola veniva rilasciata solo per il mercato home video, a causa della incerta data di ultimazione, cosa che fortunatamente non è avvenuta, venendo distribuito come meritava anche sul grande schermo.







La trama:
Il film è ispirato alla tradizione celtica dei vichinghi, tra i fiordi norvegesi.
Una notte, una navicella cadde in un lago, dopo un atterraggio catastrofico.
I sopravvissuti all'impatto furono soltanto un guerriero di nome Kainan (il protagonista, interpretato da James Caviezel) e un alieno, di tipo rettiliano draconico, conosciuto come Morwen.
Il mostro semina panico in quel vasto lembo di Nord Europa, alimentando probabilmente la leggenda dell'esistwnza dei draghi, ma Kaian si mette sulle sue tracce per ucciderlo.
Kainen verrà catturato in in un villaggio distrutto dalla bestia, da Wulfric, membro di un altro villaggio.
Kainen racconta di essere a caccia del drago ma il re Ruthgar e il popolo non gli credono, imputando la strage ad un grosso orco.
Kainen riesce a salvare lo stesso re, durante l'aggressione da parte di un orso e suggerisce di creare una grossa trappola per catturarlo il drago alieno: una gabbia incendiaria.
Morwen però, pur cadendo nel tranello, riesce ad uscirne e viene fuori anche un cucciolo, che assale ed uccide Re Rotghar.







A questo punto gli abitanti del villaggio decidono di abbandonare il paese e in pochi, tra cui il nuovo re Wulfric, Freya la figlia del defunto re, Boromir il fabbro, Kainen e pochi altri, decidono di combattere la bestia.
Kainen torna sotto le acque del lago dove era affondata la sua astronave, per recuperare dalla sua nave un blocco di metallo, per poter forgiare spade capaci di trafiggere l'alieno.
Dopo un lungo inseguimento, scoprono la tana del mostro in cui erano conservati i corpi delle sue vittime. La valorosa Freya decapita il cucciolo, mentre Morwen, uccide Boromir e gli altri guerrieri. La battaglia si sposta al di fuori, sul precipizio di una scogliera e dopo un epico finale Kainene e Freya uccidono il mostro che cade mutilato giù dalla scogliera.
Kainen diventerà il nuovo re del villaggio assieme alla sua regina Freya.


Una scena bellissima nel finale, vede il guerriero rifiutare un modulo di salvataggio disceso dal cielo per riportarlo sul suo pianeta.
Freya spiandolo, pensò che il suo eroe era un dio, e che con quel gesto aveva rifiutato l'immortalità di dio per rimanere sulla Terra, per sempre.


« gli dei lo mandarono a noi per salvarci da morwen ma egli infine decise di non tornare per restare con noi ».


Durante la fase centrale del film, in effetti viene spiegata l'origine di Kainan. Egli faceva parte di un gruppo di coloni, che discesero sul pianeta abitato dai draghi, sterminando quella feroce razza, tranne l'ultimo esemplare, nascostosi sulla sua nave.




Curiosita:
Il design della creatura Moorween è stato sviluppato dal disegnatore Patrick Tatopoulos. rivisitandolo come un essere a metà tra il mostro e l'animale.
Il regista McCain rimase entusiasta del lavoro svolto elogiandolo in un'intervista:
« [Tatopolous] Ha saputo quantificare mostruosità, sensualità, il senso di una personalità senziente, e un livello di intelligenza perfetto. »


La creatura era inoltre dotata di bioluminescenza, per attirare le prede.


Critica:
Quresto film, apre un varco di contatto tra il genere fantasy e la fantascienza, ricordando oltre a Beowulf, "L'Armata delle Tenebre", per viaggio spazio temporale e alcuni aspetti della trama.
La qualità delle riprese, è di altissimi livelli, così come anche gli effetti e le scenografie.
La parte più debole, resta purtroppo la trama, che è povera di avvenimenti, colpi di scena e suspence, mentre la credilità degli avvenimenti lascia molti punti di domanda in vari aspetti.
Tranne che nel finale, è poco curato lo spessore filosofico religioso della trama.
Il protagonista, sembra non essere giunto dal futuro e non possedere a pieno la capacità cognitiva che avrebbe dovuto avere un astronauta.
Il film, si aggrappa molto al genere fantasy, e le varianti fantascientifiche sembrano quasi stridere con lo spessore dell'opera, rendendolo a tratti inverosimile.
Nonostante la bellezza intrinseca dell'opera, l'esperimento di fondere due generi, appare abbastanza abortito.
Assegno comunque un voto di qualità, per l'audacia di McCain nel non mollare mai il progetto, nel corso di quasi un ventennio!!!


Voto: 7



A cura di Arthur McPaul